mercoledì 7 ottobre 2009

In attesa di Giustizia


Scutellà, processo a Reggio
Quasi tutto da rifare il procedimento per la morte del ragazzino di Scido
A due anni dalla morte in ospedale del piccolo Flavio Scutellà, è quasi tutto da rifare il procedimento giudiziario a carico degli undici sanitari sui quali pende una richiesta di rinvio a giudizio. Il gup del Tribunale di Palmi, infatti, ha accolto l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dai legali degli imputati e, in considerazione del fatto che il decesso per il sospetto caso di malasanità era avvenuto nel nosocomio di Reggio Calabria, ha disposto l’invio degli atti alla Procura della città dello Stretto. Nel capoluogo e non a Palmi, quindi, un altro magistrato ripresenterà la richiesta di rinvio a giudizio già perfezionata dal pubblico ministero Stefano Musolino e un giudice diverso stabilirà se si dovrà procedere o meno con il processo a carico di sanitari degli ospedali di Reggio, Polistena e Catanzaro. L’udienza di ieri, durante la quale si sono registrati due lunghi aggiornamenti viste le richieste tecniche avanzate dagli avvocati Francesco Iacopino, Girolamo Albanese e Renato Vitetta, è servita soprattutto per la discussione in merito alle richieste di costituzione di parte civile, visto che il gup Daniela Tortorella ha considerato preliminare a tutte le altre l’eccezione sollevata circa la sua incompetenza nel giudizio. Il processo, che è nato a Palmi perché alla Procura cittadina si erano rivolti nell’ottobre 2007 Alfonso e Maria Scutellà - i genitori del 13enne morto dopo il trasporto d’urgenza dall’ospedale di Polistena e 4 giorni di coma - riprenderà quindi a data da destinarsi a Reggio Calabria. Prima di decidere sul trasferimento degli atti, il gup si era ritirata anche per valutare le istanze di parte civile presentate. Come era stato anticipato nei giorni scorsi in un botta e risposta al vetriolo con lettere aperte, la Regione non si è costituita parte civile e il fatto ha suscitato - a margine dell’udienza la reazione polemica di Alfonso Scutellà che ha parlato «istituzioni latitanti» e «promesse non mantenute da parte di Loiero». Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile dei genitori e dei quattro fratelli minori del bambino, respingendo le istanze presentate dai tre nonni perché assenti in aula. Il giudice, contestualmente, ha accolto la domanda presentata dal Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanza attiva costituitasi tramite l’avvocato Vito Crimi. Come per gli altri casi di malasanità ripetutisi in Calabria, anche quello che riguarda la morte del ragazzo di Scido sta vedendo impegnati una pletora di avvocati mobilitati da diverse parti della regione, tanto che l’udienza di ieri si è dovuta tenere nell’aula bunker, la più capiente tra quelle di cui dispone il tribunale palmese

AGOSTINO PANTANO - Calabria Ora 07/10/2009

Siamo vicini alla famiglia Scutellà costretta a subire questa ennesima beffa.

sabato 3 ottobre 2009

l’Italia che si sbriciola


Incuria e abusi, l’Italia che si sbriciola:
rischi idrogeologici in 7 Comuni su 10
Le colpe dell'amministrazione dietro i disastri ambientali. Da Nord a Sud edifici realizzati in zone di esondazione.
ROMA — «La natura non fa scon­ti. Prima o poi, gli errori ricadono addosso a chi li ha compiuti. Semi­nando la morte, come vediamo a Messina». Vittorio Cogliati Dezza presiede «Legambiente» ma inse­gna storia e filosofia: e si sente. Nu­meri e cifre, nella loro durezza, con­fermano la sua tesi: più il territorio italiano è sfruttato, martoriato, mal­governato, più l’Italia si sbriciola e si impantana in una melma che in­goia vittime, provoca crolli, disper­si, assenza d’acqua potabile, quindi disperazione. Proprio Legambiente certifica che nel 77% dei comuni so­no state costruite abitazioni e nel 56% fabbricati industriali in aree a rischio. Ancora numeri, eloquentis­simi. 5.581 comuni italiani a ri­schio idrogeologico di cui 1.700 per frane, 1.285 per alluvioni, 2.596 per frane e alluvioni insieme. Nella sola Sicilia, 272 comuni a rischio e 91 nel Messinese. Il record appartie­ne al Piemonte con 1.046 comuni in pericolo, l’opposto della Sarde­gna che ne registra appena 42.
Proprio vero. La natura non fa mai sconti. Ciò che riceve, restitui­sce. Nel bene come nel male. Una terra tutelata restituisce una sicura protezione idrogeologica. Una terra violentata non può far altro che produrre altra violenza. Non per­ché sia matrigna ma perché l’uomo le ha sottratto gli strumenti per pro­teggere proprio se stesso. Non c’è bisogno di evocare lo spettro di Sarno, con le sue 140 fra­ne e i suoi 137 morti nel maggio 1998. Basta guardare a tempi più re­centi. Per esempio quest’anno. Fra­ne e quattro morti al Nord, due a Borca di Cadore (18 luglio). Due vit­time nel Trapanese per un nubifra­gio (2 febbraio). Due operai morti sotto una frana a Caltanissetta (28 gennaio). Frane in tutto il Sud, chiusi 60 chilometri di autostrada (29 gennaio). Due morti e quattro feriti per una frana sulla Saler­no- Reggio Calabria (25 gennaio). Poco prima, alla fine del 2008, gli spettacolari danni e l’autentico ter­rore di Roma per la clamorosa pie­na del Tevere (dicembre 2008). In­ferno d’acqua a Cagliari, tre morti (22 ottobre). Maltempo: due morti, Valtellina isolata (13 luglio). Po e Dora, rotti gli argini, ponti bloccati e scuole chiuse. E si potrebbe conti­nuare tristemente così, con titoli sempre uguali, lì a dimostrare che la natura non fa sconti.
Accusa Giulia Maria Crespi, presi­dente del Fondo per l’Ambiente Ita­liano: «C’è totale indifferenza verso il paesaggio e le sue regole. Paesag­gio vuol dire anche assesto idrogeo­logico. Ma come si fa quando l’agri­coltura è totalmente abbandonata, i corsi d’acqua e i boschi non vengo­no curati, le colline sono tagliate senza curarsi delle vene idriche, si costruisce dissennatamente nei po­sti più sbagliati? Poi arriva la cata­strofe e si piange... Non si capisce che un paesaggio rispettato non fa­vorisce i ricchi snob che vogliono il loro panorama ma produce turi­smo, agricoltura, ricchezza».

Ancora Cogliati Dezza aggiunge un elemento importante alla sua analisi: «Comuni del Nord e del Sud hanno permesso di edificare in aree di esondazione. Il pericolo cre­sce perché, come i climatologi inse­gnano, siamo definitivamente en­trati in una fase in cui i fenomeni atmosferici sono più violenti e im­prevedibili. L’essenza dei nuovi pro­blemi idrogeologici è tutta qui: in tre giorni può cadere la stessa quan­tità di pioggia di un’intera stagio­ne. Guardiamo cosa è accaduto l’an­no scorso a Roma col Tevere e a Ca­gliari». Unico dato positivo, secon­do Cogliati Dezza, una nuova sensi­bilità diffusa tra i cittadini comuni che ormai individuano, dice, nel­l’abusivismo edilizio la vera causa dei disastri. Non si spiegherebbe di­versamente la chiarezza con cui don Giovanni Scimone, parroco di Giampilieri (quindi non un geolo­go), ha sintetizzato ciò che è acca­duto alla sua gente: «Le colline so­no prive di alberi, in parte distrutti dagli incendi, in parte tagliati per edificare, non sono stati costruiti muri di contenimento. Tutto que­sto comporta che una pioggia più violenta fa venir giù le frane».

Ma se lo capisce il parroco di un piccolo centro, troppo spesso a non (voler) comprendere sono le amministrazioni locali. Accusa Ve­zio de Lucia, urbanista, autore di molti piani regolatori, ex assessore all’urbanistica di Napoli: «Solo a Ro­ma sono in esame 85 mila doman­de di condono presentate tra i pri­mi anni Novanta e il 2003. Ciò signi­fica che l’abusivismo dilaga sotto le amministrazioni e i governi di ogni segno politico. La corresponsabili­tà è generale». Quasi un marchio culturale collettivo, ovviamente de­teriore. De Lucia ricorda che «qui l’Italia segna una fortissima diffe­renza col resto dell’Europa. Poiché non intendo assumere un atteggia­mento che potrebbe sfiorare il razzi­smo antropologico, dirò che siamo di fronte a un problema di scarsissi­mo rispetto delle leggi. Nel resto d’Europa l’abusivismo o non c’è o si registra in forme assolutamente marginali». Cosa fare? De Lucia ha una solida anima progressista ma non ha paura di una parola: «Occor­re semplicemente la repressione, che manca completamente. Perché parliamo di reati gravi che vanno repressi. Invece il fenomeno conti­nua a crescere. Nell’indifferenza ge­nerale». Già, l’indifferenza. Nemmeno l’abusivismo riguardasse solo chi lo produce e non si trasformasse in­vece, come realmente accade, nel depauperamento di un patrimonio collettivo che la Costituzione ci im­pone di salvaguardare (articolo 9: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»).

Alessandra Mottola Molfino pre­siede da pochi giorni «Italia no­stra». Ma è prontissima a esprime­re la sua opinione: «Prima di costru­ire nuove cubature, sarebbe assai meglio riassestare le vecchie costru­zioni e soprattutto occuparsi della cura del territorio. Ma sembra im­possibile ragionare così». La neo­presidente aggiunge un altro tassel­lo a un quadro già disperante: «Da anni 'Italia nostra' produce docu­menti realizzati da eccellenti profes­sionisti nostri associati. Materiale inviato al governo e alle ammini­strazioni locali. Ma nessuno ci ascolta, eppure è tutto già scritto lì....». Vi accusano di essere contro lo sviluppo, nemici di qualsiasi ipo­tesi di edificabilità. «Falso. Noi chie­diamo solo di intervenire dopo aver analizzato attentamente le ca­ratteristiche del luogo e il suo livel­lo di sostenibilità. Ma a proposi­to... ». A proposito? «Noi di 'Italia nostra' siamo stati sempre fiera­mente contrari alla costruzione del Ponte sullo Stretto. Ora qualcuno dovrà spiegarci con quale coraggio, dopo una simile catastrofe, si può immaginare di dar vita a una simile grande opera su un territorio tanto gravido di pericoli e di incognite».

Paolo Conti
03 ottobre 2009 - www.corriere.it

lunedì 28 settembre 2009

Ma la provincia che fa?


Ci stiamo avvicinando all'inverno. La situazione viaria diventa sempre più difficile. Non bastava la Ferrandina (è vero i lavori sono FERMI!!!!), il ponte Marro (si aspetta l'intervento dell'Enel per spostare un cavo) anche la strada che porta a Varapodio, esattamente dopo il ponte "da gutti", rischia di cedere. Una grossa buca ormai da giorni fa mostra di se. L'unico intervento che c'è stato, come del resto sta succedendo ormai da mesi per il ponte dopo Terranova, e stato quello di transennare con della rete di plastica ed un po di nastro per delimitare la zona.

E' inconcepibile che l'ente preposto, la Provincia, non intervenga immediatamente per mettere in sicurezza l'unica strada che ormai ci collega al resto della piana. Ricordiamoci che oltre ai pullman di studenti che ogni giorno transitano su questa strada, considerato che ormai il PIP di Oppido è praticamente chiuso, da qui passano le ambulanze che trasportano gli ammalati verso il Pronto Soccorso di Polistena e verso gli altri presidi regionali .


Sollecitiamo il nostro Sindaco, nonchè Presidente della Comunità Montana, e tutti gli altri Sindaci del comprensorio ad intervenire con forza presso la provincia per fare in modo che si sblocchi la situazione di stallo della strada della Ferrandina, del Ponte Marro e per un intervento immediato per il ripristino delle condizioni di sicurezza su questa strada, assolutamente non idonea al volume di traffico attuale, ma che comunque è rimasta l'unico e vero collegamento con il resto del paese.

domenica 20 settembre 2009

Consiglio Comunale per pochi intimi


Secondo il D.Lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) il Consiglio comunale è l'assemblea pubblica rappresentativa di ogni Comune, ente locale previsto dall'art. 114 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Sarebbe buona norma pubblicizzare ed avvisare i cittadini della convocazione affinchè la popolazione possa essere informata preventivamente e compiutamente sulle attività del civico consesso, e possa essere pienamente partecipe del lavoro e delle scelte operate degli organi collegiali delegati a rappresentarla. Non ci risulta che l'amministrazione abbia affisso manifesti o anche solo pubblicizzato sul sito istituzionale del comune, la data, l'orario e l'ordine del giorno. Non solo, aver fissato un orario antimeridiano ha ulteriormente impedito ai (purtroppo) pochi interessati di poter seguire i lavori. Crediamo che una amministrazione insediatasi da poco abbia tutto l'interesse a far conoscere le linee programmatiche del proprio programma amministrativo ed instaurare un rapporto di apertura e trasparenza con i cittadini che amministra.

domenica 13 settembre 2009

Calabria avvelenata

Trovata la nave dei veleni. Nel Tirreno cosentino il robot scova un relitto. Ci sono dei bidoni sospetti.La cercavano da giorni e alla fine l’hanno trovata. Nel Tirreno cosentino, a una ventina di miglia dalla costa di Cetraro, ad una profondità di oltre 400 metri, c’è un relitto. Si tratta della nave dei veleni di cui aveva parlato un collaboratore di giustizia che aveva raccontato ai magistrati di avere partecipato all’affondamento di un mercantile. Per il procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, è forte il sospetto che possa essere una “nave a perdere” affondata dalla ’ndrangheta per smaltire rifiuti tossici e radioattivi.
Un intreccio di interessi che estende i propri tentacoli anche oltre i confini nazionali per interessare rapporti con paesi africani. Una pista di indagine pericolosa, la cui piena attendibilità è stata drammaticamente avvalorata dagli omicidi della giornalista del tg3 Ilaria Alpi e del collega operatore Miran Hrovatin a Mogadiscio nel marzo del 1994. Anche la Calabria al centro di questi traffici, in cui è fortemente probabile il coinvolgimento della ‘Ndrangheta. I rifiuti tossici sono la nuova fonte di guadagno da parte della ‘ndrangheta e non più solo monopolio della camorra. Le responsabilità sono anche degli imprenditori del Nord, quelli che fingono di essere socialmente responsabili e poi per pagare la metà di tasse sui rifiuti si affidano alle mafie per smaltire il loro “schifo” tossico e puzzolente imputridendo le terre e gli animi altrui.

L' Aspromonte non sembra immune a tali traffici. L'alta incidenza di malattie tumorali nei nostri paesi e le voci su presunti avvistamenti notturni negli anni passati di Camion e Tir nei boschi delle nostre montagne alimentano i timori di presunti sotterramenti di materiale tossico e/o radioattivo. Ricordiamo l'allarme lanciato all'inizio dello scorso anno dall'allora Sindaco di Cosoleto al Ministro della salute, al prefetto di Reggio, al procuratore della Repubblica di Palmi, ai presidenti della Regione e dellla Provincia e al direttore generale dell'Asp di Reggio Calabria, per accertare ed individuare eventuali fonti di inquinamento radioattive esistenti in territorio preaspromontano e per avviare uno studio approfondito sui dati relativi al numero di decessi per cancro, leucemia e malattie cardiovascolari registrati in Cosoleto negli ultimi dieci anni. Ci domandiamo se mai è stata avviata una ricognizione aerea delle nostre montagne per l'individuazione (come tragicamente noto per le fosse comuni della guerra del Kosovo) di strati di terreno modificati dalla mano criminale dell'uomo. Non vogliamo lanciare allarmismi inutili, ma le notizie di questi giorni ci preoccupano notevolmente. Vorremmo sapere se da parte dell'ASP di Reggio Calabria esiste ed è aggiornato un database con le morti causate da malattie tumorali del nostro territorio (senza riportare la classica e purtroppo ovvia dicitura diagnostica di "arresto cardiocircolatorio" ) per il confronto con i dati nazionali. Saremo tutti più tranquilli nel sapere di studi ed indagini (anche delle Corpo Forestale dello Stato ) che riguardano l'analisi dell'aria, del terreno e delle acque della nostra montagna.

venerdì 11 settembre 2009

La Giunta Regionale approva il Piano 2010-2012

11/09/2009 La Giunta regionale della Calabria, che si è ritenuta ieri sotto la presidenza di Agazio Loiero, ha approvato il Piano di riqualificazione e riorganizzazione del servizio sanitario regionale ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della legge 13 dicembre 2004, nr. 311. Il Piano di rientro sarà presentato al Governo nei prossimi giorni.L'obiettivo strategico del Piano 2010-2012, «è la riqualificazione e il miglioramento dell’intero sistema sanitario regionale». L’attuale sistema, è scritto nella nota, «mostra diffusi e cronici punti di criticità che implicano livelli mediamente modesti di assistenza e di tutela del diritto alla salute dei calabresi. Ciò impone una riforma strutturale del sistema in modo da garantire standard di sicurezza e di qualità per tutti i cittadini, in particolare per i più deboli. Il Piano aspira a costruire un sistema sanitario con caratteristiche organizzative e qualitative in linea con quelli medi nazionali». Il Piano proposto dalla Giunta Regionale, con il sostegno tecnico e scientifico dell’Agenas e di Kpmg, prosegue la nota, «ha tutte le caratteristiche per scongiurare l’ipotesi di commissariamento della sanità regionale. Il commissariamento non è la soluzione ai problemi della sanità calabrese come l'esperienza ha dimostrato, in Calabria ed in Italia. Il commissariamento è una grave ferita istituzionale senza benefici evidenti per la collettività; per questo la Regione Calabria si oppone con determinazione».Il Piano, organizzato in nove obiettivi generali, 22 obiettivi specifici, 49 obiettivi operativi e 89 azioni-interventi, è prioritariamente orientato a conseguire miglioramenti significativi nelle aree strategiche dell’intero sistema: assistenza territoriale; rete ospedaliera; farmaceutica; personale. «Il primo e più importante miglioramento che il Piano vuole conseguire consiste nel potenziare e qualificare i servizi più vicini ai cittadini, ossia quei servizi territoriali che consentono di soddisfare i bisogni diffusi di assistenza sanitaria in loco e che dunque possono limitare i ricoveri ospedalieri impropri. Il secondo miglioramento atteso è la riqualificazione della rete ospedaliera attraverso: a) un potenziamento dell’offerta riabilitativa e di lungodegenza rispondente ai fabbisogni di una popolazione sempre più anziana;b) una riorganizzazione dei presidi ospedalieri di piccole dimensione per accrescere sicurezza, appropriatezza delle prestazioni, efficienza organizzativa; c) dismissioni di reparti insostenibili sotto il profilo della sicurezza e della qualità dell’assistenza, in particolare per le aree chirurgiche e punti nascita; d) l'aumento delle prestazioni sanitarie appropriate. Il terzo miglioramento consiste nel promuovere e conseguire un uso più congruo e appropriato dei farmaci, evitando abusi e consumi inutili e dannosi, nonchè un sistema di acquisti da parte delle aziende sanitarie più efficiente e trasparente. Il quarto e ultimo miglioramento attiene ad un idoneo utilizzo delle risorse umane attraverso una più oculata politica del turn-over, un’immissione di personale, soprattutto sanitario, più giovane e motivato, e promuovendo la ricostruzione di vere e proprie "scuole" ospedaliere». A queste quattro aree strategiche, il Piano affianca altre quattro azioni di sistema: struttura organizzativa dipartimentale; meccanismi di monitoraggio e controllo; politica degli acquisti; formazione del personale. Il Piano prevede un rafforzamento significativo degli assetti organizzativi del Dipartimento della salute soprattutto in direzione delle aree economico-finanziaria, produttivo-gestionale, epidemiologica, farmaceutica e legale-contrattualistica. Contemporaneamente, il Piano individua un insieme di azioni rivolte a creare un sistema organico di monitoraggio dei flussi informativi in modo consentire un efficace controllo gestionale. Il Piano, secondo quanto riferito nel comunicato, prevede, altresì, una progressiva centralizzazione degli acquisti al fine di conseguire economie di scala ed allineare i costi a quelli medi nazionali nonchè di accrescere la trasparenza informativa e procedurale, soprattutto attraverso il funzionamento pieno della Stazione unica appaltante che già nei prossimi mesi consentirà di ottenere i primi corposi benefici. Infine, il Piano prevede la costruzione di un sistema di formazione e di aggiornamento sistematico del personale sanitario e amministrativo finalizzato a potenziare l’insieme delle capacità professionali». «Il complesso delle azioni e degli interventi del Piano porterà nel 2013, anno a regime, all’equilibrio di bilancio del sistema sanitario regionale, che consentirà da un lato di non incrementare il debito cumulato e, dall’altro, di utilizzare per usi alternativi la leva fiscale regionale»

venerdì 4 settembre 2009

Chi non vuole l' Arcobaleno?

Sentiamo l'esigenza di partecipare anche noi al dibattito in corso sul futuro del movimento "ARCOBALENO" che ha sostenuto e fatto vincere le elezioni alla passata amministrazione comunale.
E' fuor di dubbio che l'Arcobaleno ha rappresentato nell'ultimo decennio una novità importante per la nostra collettività, per il modo nuovo di intendere la politica e per essere riuscito a coinvolgere direttamente persone che fino a quel momento non avevano nulla a che vedere con la cosa pubblica. Ma soprattutto per essere riuscito ad interessare centinaia di persone che credevano in quel progetto politico.
Cosa è successo? Perchè c'è stata quasi "repulsione" verso questo movimento che ha portato alla sconfitta elettorale?
A nostro avviso queste sono le principali cause del declino:


L'assegnazione di deleghe "fantasiose" trattenendo per se e per pochi intimi le deleghe più prestigiose ed importanti, hanno creato degli scontenti, non solo, ma hanno negato la possibilità a chi ne aveva voglia di potersi confrontare e crescere politicamente facendo esperienze utili per continuare il percorso intrapreso. Non solo l'accumulo di deleghe dell'ex Sindaco (nonostante abbia fatto l'impossibile) ha inevitabilmente creato dei vuoti istituzionali nei momenti di bisogno.


Sdoppiando la tradizionale delega "Sport, Turismo e Spettacolo" e favorendo la "fazione" a lui più vicina, l'ex Sindaco (& C. ) ha accentuato le problematiche politico/amministrative dei due consiglieri interessati (già compromessa sul piano personale) e creato delle difficoltà ad entrambi per l'organizzazione degli eventi, finendo con lo "spingere" verso lidi più accoglienti uno dei contendenti perdendo sostegno amministrativo ed importanti consensi;



La gestione della "Questione Ospedale" è stata disastrosa. Abboccando all'amo lanciato dalla Direzione Generale dell' ASL (con il D.G. probabilmente partito con buoni intenti e poi "costretto" ad invertire la rotta da livelli superiori) e sperando su buoni rapporti personali, ha creato quel malcontento nella popolazione, anche molto vicina all'Arcobaleno, che ha visto nell'amministrazione non un valido supporto di lotta e di rivendicazioni ma addirittura un nemico che ne voleva la chiusura favorendo in questo modo chi abilmente è riuscito a creare ad arte uno strisciante ed interessato fiume di veleni. In verità successivamente c'è stato un ripensamento ed un cambio di strategia che però è stato tardivo e non più credibile.

Aver trascurato le piccole cose, i piccoli interventi per risolvere quei disagi dei cittadini, puntando su opere importanti si ma non essenziali per il vivere quotidiano. La gente chiedeva e chiede una gestione ottimale delle risorse idriche e dei rifiuti. Di trovare strade e marciapiedi puliti, illuminati e percorribili senza problemi. Insomma quai piccoli servizi che devono trovare rapida soluzione senza colpevoli ritardi per rendere la vita più serena.


Un'abile e riuscita campagna denigratoria sui danni causati dall'alluvione del dicembre 2008 e gennaio 2009 alla quale non si è saputo contrapporre una efficace e dettagliata informazione. Nonostante l'impegno costante e ben sapendo che la competenza è esclusiva della Provincia, sono stati addossati alla compagine amministrativa colpe e ritardi per il ripristino della viabilità.


Nonostante questi errori è imperdonabile scaricare il movimento in modo così semplicistico. Il dibattito in corso è importante e deve far riflettere sul suo ruolo e su quello della classe dirigente. Fondamentale per un confronto serio, per una partecipazione che va al di là delle beghe di Palazzo e con il coinvolgimento della gente (che vuole e deve sentirsi al centro dell'attività amministrativa) ha dimostrato in questi anni che è possibile, ma certamente non facile, amministrare in modo onesto e pulito. Gli uomini possono cambiare ma le idee devono continuare ad illuminare il percorso della nostra vita per dare più luce al futuro di Oppido e delle sue frazioni.